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Capitolo IV

Artigianato, PMI ed Export

Il Made in Italy è un patrimonio produttivo unico che va protetto, sostenuto e trasmesso.

Costo stimato: €4,5 mld/anno · Beneficio: €9,5 mld/anno — ratio 1:2,1

Il principio: il Made in Italy non è uno slogan ma un patrimonio produttivo unico che va protetto, sostenuto e trasmesso.

Le misure:

  • Scuole di formazione artigianale finanziate dallo Stato, legate ai territori: liuteria, ceramica, sartoria, falegnameria, vetro, oreficeria, restauro
  • Riconoscimento giuridico e fiscale del Maestro Artigiano come figura professionale di rilevanza pubblica
  • Supporto alle reti di PMI per l’accesso ai mercati internazionali: sportelli export, certificazione, fiere finanziate
  • Incentivi alla trasmissione d’impresa artigiana per i giovani che rilevano botteghe storiche
  • Credito CDP per la trasmissione d’impresa (Cap. XX): prestiti a lungo termine per chi rileva botteghe e imprese artigiane, anche come cooperativa di lavoratori, e per riconvertire i capannoni assegnati dall’INC

Economia circolare: le materie prime seconde (collegato ai Cap. X e XX):

L’Italia ha poche materie prime proprie, ma è già fra i paesi europei che riciclano di più: nel 2023 il 20,8% dei materiali usati veniva dal riciclo, contro l’11,8% della media europea. Il passo successivo è farne una politica industriale. Gli scarti diventano risorse “secondarie” lavorate in Italia, invece di essere esportati: nel 2023 sono state spedite all’estero 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali.

  • Ricerca applicata sul riciclo avanzato: un programma nazionale con università ed enti di ricerca (Cap. X) sul recupero delle materie prime critiche da elettronica, batterie e magneti, sul riciclo chimico delle plastiche e su prodotti progettati per essere riparati, riusati e riciclati
  • Impianti e simbiosi industriale: credito CDP e BEI (Cap. XX) per gli impianti che trasformano gli scarti in materie prime seconde e per i distretti in cui lo scarto di un’impresa diventa la materia prima di un’altra; i prestiti si ripagano con la vendita dei materiali recuperati
  • Un mercato per le materie prime seconde: negli appalti pubblici una quota minima obbligatoria di materiale riciclato, credito d’imposta per le imprese che sostituiscono materie prime vergini con materie seconde, autorizzazioni rapide per la cessazione della qualifica di rifiuto (end of waste)
  • Meno rifiuti esportati: i rifiuti recuperabili oggi spediti all’estero vengono trattati in Italia man mano che entrano in funzione gli impianti, in linea con l’obiettivo europeo di coprire con il riciclo il 25% del consumo di materie prime strategiche entro il 2030

Riuso degli edifici industriali dismessi (INC):

L’Italia ha decine di migliaia di capannoni e opifici abbandonati: eredità della deindustrializzazione, oggi solo un costo di degrado per i territori. Attraverso l’Istituto Nazionale di Colonizzazione (istituito al Cap. XII) questi immobili vengono acquisiti — per donazione o per esproprio dopo 15 anni di abbandono — e assegnati gratuitamente via bando ad artigiani, giovani che rilevano botteghe e cooperative di piccola manifattura.

  • Priorità nei bandi a chi esce dalle scuole di formazione artigianale: il diploma dà accesso a uno spazio produttivo, che è l’ostacolo economico principale per chi apre bottega
  • Le cooperative di produzione sono privilegiate per i capannoni di grande metratura, che una singola impresa artigiana non saprebbe saturare
  • Vincolo d’uso produttivo ventennale e divieto di rivendita a società di capitali, come per gli altri beni INC
  • Il costo dell’operazione è contabilizzato interamente al Cap. XII per non duplicarlo

Modelli di riferimento — economia circolare:

  • Paesi Bassi: primo paese dell’Unione per tasso di circolarità (30,6% nel 2023), con un programma nazionale per un’economia interamente circolare entro il 2050.
  • Danimarca (Kalundborg): il caso più noto di simbiosi industriale; dagli anni Settanta le imprese del distretto si scambiano scarti, acqua ed energia.
  • Unione Europea (Critical Raw Materials Act, Reg. 2024/1252): entro il 2030 il riciclo deve coprire almeno il 25% del consumo europeo di ciascuna materia prima strategica.

Modelli di riferimento — riuso industriale:

  • Germania (IBA Emscher Park, 1989–1999): riconversione delle aree e degli edifici industriali dismessi della Ruhr in laboratori artigiani, spazi produttivi e culturali. Il più grande programma di riuso industriale europeo, oggi ancora la spina dorsale economica della regione.
  • Regno Unito (Assets of Community Value, Localism Act 2011): le comunità possono richiedere la registrazione di immobili in disuso e ottenere un diritto di prelazione quando vengono messi in vendita.

Modelli di riferimento:

  • Germania (Berufsausbildung): sistema duale scuola-bottega con apprendistati retribuiti; disoccupazione giovanile strutturalmente bassa.
  • Giappone (Ningen Kokuho — Tesori Nazionali Viventi): artigiani d’eccellenza riconosciuti e finanziati dallo Stato.
  • Francia (Meilleurs Ouvriers de France): valorizzazione dell’eccellenza artigianale con visibilità internazionale garantita.