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Capitolo XX

Cassa Depositi e Prestiti: la Banca Pubblica degli Investimenti

Si prende a prestito solo per investire in ciò che genera i redditi con cui ripagare il debito.

Costo stimato: €1 mld/anno · Beneficio: €2 mld/anno — ratio 1:2

Il principio: si prende a prestito solo per investire in ciò che genera i redditi con cui ripagare il debito. Le entrate permanenti pagano la spesa corrente; gli investimenti strutturali li finanzia una banca pubblica. L’Italia non deve inventarla: ce l’ha già, si chiama Cassa Depositi e Prestiti, e va trasformata.

Da dove nasce l’idea

Lo spunto viene da un’intervista di Yanis Varoufakis ad Aditya Chakrabortty nella prima puntata di Radical Thinking (The Guardian, 3 ottobre 2026). Parlando al governo britannico, Varoufakis propone di ricostituire la vecchia cassa di risparmio postale come banca pubblica d’investimento, con questi tratti:

  • un consiglio di amministrazione indipendente, in cui siano rappresentati molti interessi diversi;
  • obbligazioni proprie, separate dai titoli di Stato;
  • la banca centrale a sostegno di quei titoli;
  • una raccolta che va direttamente in investimenti produttivi, così che il governo non resti ostaggio dei mercati obbligazionari.

Il criterio con cui la giustifica è lo stesso di questo capitolo: indebitarsi solo per investimenti che producono i redditi necessari a ripagarli.

L’idea ha precedenti scritti. In A Modest Proposal for Resolving the Eurozone Crisis (Varoufakis, Holland e Galbraith, versione 4.0, luglio 2013) un programma europeo di investimenti è finanziato con obbligazioni della Banca Europea per gli Investimenti e del Fondo Europeo per gli Investimenti, che la BCE può sostenere acquistandole sul mercato secondario. Da ministro delle Finanze greco, nel documento Ending the Greek Crisis (11 giugno 2015), Varoufakis propose poi di conferire gli attivi statali a una holding pubblica, separata dall’amministrazione e senza garanzia dello Stato. La holding avrebbe emesso un’obbligazione da 30–40 miliardi garantita dagli attivi, per ammodernarli, e sarebbe diventata entro uno o due anni una banca di sviluppo, affiancata da un programma speciale della BEI. I creditori la ignorarono: l’Eurosummit del 12 luglio 2015 impose invece un fondo di privatizzazione.

L’Italia ha già entrambi i pezzi di quella proposta in un’unica istituzione. Cassa Depositi e Prestiti raccoglie il risparmio postale delle famiglie, come la cassa britannica citata da Varoufakis, e detiene le principali partecipazioni industriali dello Stato, come la holding greca. Per questo il MRSS non propone una banca nuova: propone di dare a CDP un mandato chiaro e regole che oggi le mancano.

Che cos’è CDP oggi

CDP è una società per azioni dal 2003. È posseduta all’82,77% dal Ministero dell’Economia e per il resto da 61 fondazioni di origine bancaria. A fine 2025 gestiva 297 miliardi di risparmio postale (buoni e libretti), garantito dallo Stato. Emette anche obbligazioni proprie, comprese obbligazioni verdi e sociali. Il suo Piano strategico 2025–2027 prevede 81 miliardi di risorse impegnate e circa 170 miliardi di investimenti attivati. È il principale finanziatore degli enti locali italiani e dal 2015 è l’istituto nazionale di promozione. È stata il primo istituto nazionale di promozione europeo a firmare un accordo di garanzia InvestEU con la Commissione, nel 2023, poi esteso nel novembre 2025 anche al settore idrico e agli enti pubblici.

Il problema non è la dimensione: è il mandato. CDP fa insieme quattro mestieri diversi: presta agli enti pubblici, finanzia imprese e infrastrutture, gestisce partecipazioni azionarie e interviene quando il governo le chiede un’operazione strategica, com’è avvenuto con l’acquisto di Autostrade per l’Italia nel 2022. Un mandato così ampio rende la banca uno strumento della politica del momento più che un investitore di lungo periodo.

La riforma

1. Un mandato per legge, sul modello della KfW tedesca. CDP riceve per legge un mandato esplicito: finanziare investimenti strutturali che generano un ritorno economico o sociale misurabile. Il mandato copre transizione energetica, edilizia residenziale pubblica e sociale, trasporto rapido di massa, reti, edilizia scolastica e sanitaria, infrastrutture di ricerca e credito alle imprese innovative e ai concessionari dell’INC. Restano esclusi la spesa corrente e il salvataggio di imprese in crisi. Il mandato è generale: il governo indica i settori, non i singoli progetti. Questa distinzione è anche la condizione contabile per restare fuori dal perimetro della pubblica amministrazione (vedi sotto).

2. Separare la banca dalla holding. Le partecipazioni azionarie (ENI, Poste Italiane, Terna, Snam, Fincantieri e le altre) passano in un patrimonio separato, gestito con l’obiettivo di valorizzarle. I dividendi di quel patrimonio capitalizzano la banca, ma la banca non può essere usata per operazioni sulle partecipazioni né per salvataggi. Chi presta non decide chi salvare.

3. Un consiglio indipendente e pluralista. I consiglieri sono nominati dal Parlamento a maggioranza qualificata, scegliendo tra candidati proposti da Conferenza Unificata, università e parti sociali. Restano in carica per un mandato più lungo della legislatura e non rinnovabile. I criteri di valutazione dei progetti sono pubblici. Un organismo indipendente valuta i risultati a posteriori, e CDP riferisce ogni anno alla Commissione parlamentare di vigilanza.

4. Raccolta: risparmio postale e obbligazioni proprie. La banca si finanzia con il risparmio postale e con obbligazioni proprie, separate dai titoli di Stato e legate ai progetti finanziati. Qui la proposta di Varoufakis va adattata all’euro. Nessun governo dell’area euro può chiedere alla banca centrale di garantire i titoli di una banca nazionale: la BCE è indipendente e i trattati vietano il finanziamento monetario degli Stati (art. 123 TFUE). I titoli di CDP sono però già accettati come garanzia dall’Eurosistema, perché CDP è nella lista delle agenzie riconosciute dalla BCE. Il programma non promette acquisti della BCE: gli acquisti netti di titoli si sono chiusi nel 2022. La versione europea del sostegno della banca centrale passa per la BEI (punto 5).

5. Un’alleanza permanente con la BEI. La legge di riforma prevede un accordo quadro permanente tra CDP e Banca Europea per gli Investimenti, come già fa la legge istitutiva della francese Bpifrance. L’obiettivo è che la BEI cofinanzi circa un terzo degli investimenti pubblici del programma, con prestiti diretti, prestiti intermediati da CDP per comuni e piccole imprese e garanzie InvestEU. Il vantaggio è il costo: la BEI ha rating AAA e presta a tassi inferiori a quelli dei titoli di Stato italiani. Nel 2024 il Gruppo BEI ha firmato in Italia 99 operazioni per quasi 11 miliardi, attivando circa 37 miliardi di investimenti. In sede europea, il MRSS sostiene un programma di investimenti più ampio finanziato con obbligazioni BEI (Cap. XIV): è la versione europea della proposta di Varoufakis.

6. Uno sportello per gli enti locali. La Costituzione (art. 119) consente a comuni e regioni di indebitarsi solo per investire, e il testo unico degli enti locali (art. 204) limita gli interessi al 10% delle entrate correnti. Dentro questi limiti CDP offre mutui a lungo termine per trasporto rapido, edilizia residenziale pubblica, scuole e reti, cofinanziati dalla BEI. Ai comuni piccoli fornisce anche l’assistenza tecnica per preparare i progetti, che oggi è il loro vero collo di bottiglia. È lo strumento che rende finanziabile il programma Roma 2030 (Cap. XIX).

7. Trasparenza contabile. Ogni anno CDP pubblica tre conti separati: le operazioni a rischio della banca, fuori dal debito pubblico; i prestiti a enti pubblici, che sono debito pubblico; le operazioni svolte su incarico del governo con rischio a carico del bilancio, che vanno registrate nei conti pubblici.

Che cosa CDP può finanziare, e che cosa cambia per i conti pubblici

Tipo di spesa Esempi Chi la finanzia Effetto sui conti pubblici
Investimenti di soggetti di mercato rinnovabili, accumuli, comunità energetiche, impianti di riciclo, cooperative abitative, imprese innovative, concessionari INC CDP e BEI, con prestiti che i progetti rimborsano fuori dal debito pubblico, se il rischio resta alla banca
Investimenti di enti pubblici scuole, ospedali, tribunali, tram, edilizia pubblica CDP e BEI, a costo più basso del mercato restano debito e deficit della pubblica amministrazione
Spesa corrente stipendi, servizi, trasferimenti entrate permanenti (Cap. XXI) esclusa dal mandato di CDP

La regola contabile è quella del manuale Eurostat sul debito pubblico (edizione 2022). Una banca pubblica resta fuori dal perimetro delle amministrazioni pubbliche se decide autonomamente le proprie operazioni. Un mandato generale dato dallo Stato azionista non basta a riclassificarla. Le singole operazioni ordinate dal governo, con condizioni decise dal governo, vanno invece registrate nei conti pubblici. Se diventano la maggioranza dell’attività, la banca rischia di essere riclassificata per intero. L’indipendenza del consiglio (punto 3) è quindi insieme una garanzia di buon governo e la condizione perché la riforma funzioni.

L’obiezione: un’illusione contabile?

Nel 2015 l’economista tedesco Daniel Stelter criticò la proposta europea di Varoufakis (Varoufakis’ Ill-Advised Visions, The Globalist, 9 marzo 2015): spostare il debito fuori dalle statistiche, scriveva, non lo fa sparire. Ha ragione, e questo capitolo non sostiene il contrario. I prestiti di CDP a scuole, ospedali e comuni restano debito pubblico e sono contati come tali nel Cap. XXI.

Il vantaggio della banca pubblica sta altrove:

  • costa meno, perché il cofinanziamento BEI e il credito di lungo periodo riducono gli interessi;
  • seleziona meglio, perché i progetti sono valutati da una struttura tecnica indipendente e non scelti uno per uno dal governo;
  • attiva capitale privato ed europeo oltre a quello pubblico;
  • non si ferma nelle crisi, mentre il credito commerciale si contrae.

Solo gli investimenti dei soggetti di mercato restano davvero fuori dal debito pubblico, come avviene per la KfW tedesca. La Bundesbank non la registra nel settore Stato, ma riattribuisce al debito pubblico le operazioni che svolge per conto del governo federale.

La lezione della storia italiana

L’Italia conosce bene i rischi di una finanza pubblica per lo sviluppo usata male. La Cassa per il Mezzogiorno finanziò opere senza istituzioni capaci di farle fruttare (Cap. XIII). Le partecipazioni statali finirono per sostenere imprese che il mercato avrebbe chiuso. Le salvaguardie di questa riforma rispondono a quei fallimenti:

  • mandato per legge e divieto di salvataggi;
  • separazione tra banca e holding;
  • consiglio indipendente;
  • valutazione pubblica dei progetti, prima e dopo;
  • conti separati.

Modelli di riferimento:

  • Germania — KfW: ente di diritto pubblico posseduto all’80% dalla Federazione e al 20% dai Länder, con una garanzia federale esplicita per legge. Nel 2025 ha erogato 98 miliardi di finanziamenti agevolati (62 in Germania), con un attivo di 540,7 miliardi, finanziandosi sul mercato con obbligazioni proprie. Non è registrata nel settore Stato: vanno nel debito pubblico solo le operazioni svolte per conto del governo.
  • Francia — Bpifrance (2012): banca pubblica d’investimento posseduta in parti uguali dallo Stato e dalla Caisse des Dépôts. La sua legge istitutiva prevede la cooperazione con la BEI: è il precedente della clausola proposta al punto 5.
  • Unione Europea — BEI: nel 2024 il Gruppo BEI ha firmato 89 miliardi di finanziamenti in Europa e quasi 11 miliardi in Italia. È lo strumento della versione europea della proposta di Varoufakis.
  • Regno Unito — Post Office Savings Bank (1861): la cassa di risparmio postale citata da Varoufakis. Raccoglieva il risparmio popolare con la garanzia dello Stato, ma per legge lo investiva in titoli pubblici. La novità di oggi sta nell’uso della raccolta: investimenti produttivi invece che finanziamento ordinario dello Stato.