Il problema del PIL
Per decenni la politica economica italiana ed europea ha avuto un obiettivo unico: la crescita del Prodotto Interno Lordo. Il PIL è salito. Le disuguaglianze anche. I servizi pubblici si sono deteriorati. Il pianeta si è scaldato. La fiducia nelle istituzioni è crollata.
Il PIL misura tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta — lo disse Robert Kennedy riferendosi al GNP nel 1968, e aveva ragione allora come oggi.
Il PRSS assume come proprio il paradigma del benessere collettivo sostenibile in luogo della crescita come fine in sé. Questo non significa rinunciare alla prosperità economica: significa misurarla diversamente, distribuirla più equamente e garantire che non ipotechi il futuro.
Il riferimento: il Manifesto per una Nuova Economia
Il PRSS si ispira esplicitamente al Manifesto for a Global Economic Renaissance, documento elaborato nell’ambito della conferenza internazionale Renaissance in Economics 2026, svoltasi il 14 e 15 maggio 2026 all’Università di Roma Tor Vergata e all’Università Roma Tre, con la partecipazione di quasi 300 ricercatori da 60 paesi. Il manifesto, firmato da centinaia di accademici italiani e internazionali tra cui Jeffrey Sachs, Leonardo Becchetti, Kaushik Basu e Robert Frank, propone sei pilastri per un rinascimento economico globale:
- Approccio olistico e interdisciplinare: l’economia non può essere separata dai sistemi naturali, sociali e politici in cui è immersa
- Disciplina globale: che rispetti la diversità culturale e geografica di un mondo multipolare
- Natura umana reale: sostituire l’homo economicus con l’homo politikon — un essere sociale capace di cooperazione, fiducia e cittadinanza attiva
- Azione collettiva a tutti i livelli: dalla comunità locale alle istituzioni globali, secondo il principio di sussidiarietà
- Beyond GDP: il PIL misura la capacità produttiva, non il benessere; la politica economica deve essere riorientata verso indicatori multidimensionali del benessere umano
- Dialogo etico globale: l’economia deve guidare individui, imprese e governi verso il bene comune, non solo verso il profitto
Il PRSS traduce questi principi in politiche concrete per l’Italia.
Gli strumenti di misurazione
In coerenza con questo approccio, il PRSS propone di affiancare al PIL i seguenti indicatori nella valutazione delle politiche pubbliche:
- BES (Benessere Equo e Sostenibile) — già prodotto annualmente dall’ISTAT, misura 12 dimensioni del benessere: salute, istruzione, lavoro, reddito, relazioni sociali, sicurezza, ambiente, innovazione, qualità dei servizi, politica e istituzioni, paesaggio e patrimonio, benessere soggettivo
- Impronta ecologica — misura il consumo di risorse naturali rispetto alla capacità di rigenerazione del pianeta
- Indice di disuguaglianza (Gini) — monitorato come indicatore di salute sociale
- Indice di fiducia nelle istituzioni — misurato con cadenza biennale
Ogni legge di bilancio sarà accompagnata da una valutazione d’impatto su questi indicatori, con effetti vincolanti sulle priorità di spesa.