Il principio: la casa è un diritto, non un asset finanziario. Il patrimonio pubblico inutilizzato — caserme dismesse, edifici statali abbandonati, ex ospedali — è una risorsa enorme che lo Stato deve rimettere in uso invece di lasciare degradare.
Le misure:
- Riconversione del patrimonio pubblico inutilizzato in housing sociale a canone calmierato, modulato sul reddito, con priorità alle fasce più vulnerabili: anziani soli, famiglie monoparentali, giovani under 35, persone in uscita da situazioni di disagio
- Censimento completo degli edifici pubblici inutilizzati come primo atto di governo
- Stop alla cessione del patrimonio pubblico per fare cassa: vendere il patrimonio per coprire la spesa corrente è una politica miope che impoverisce lo Stato nel lungo termine
- Riconversione finanziata da CDP (Cap. XX): mutui a lungo termine rimborsati in parte con i canoni calmierati, come nei modelli di Vienna e dei Paesi Bassi
Edifici abitativi privati abbandonati (INC):
Il riuso del patrimonio pubblico affronta solo una parte del problema: la quota maggiore di immobili abbandonati in Italia è privata. Attraverso l’Istituto Nazionale di Colonizzazione (Cap. XII) gli edifici residenziali in stato di abbandono da almeno 15 anni vengono acquisiti per donazione o esproprio a valore catastale e assegnati gratuitamente via bando a privati cittadini e cooperative abitative.
Il nodo delle ristrutturazioni. Un edificio abbandonato da quindici anni richiede quasi sempre lavori importanti — spesso strutturali. L’INC non finanzia la ristrutturazione: è il progetto presentato a bando a doverla quantificare integralmente, e la commissione ne valuta la credibilità tecnica ed economica prima di assegnare l’immobile. Chi non dimostra di poter sostenere i lavori non ottiene il bene. Per sostenerli, chi ha un progetto credibile può chiedere un mutuo alla linea di CDP dedicata ai concessionari INC (Cap. XX), rimborsato con l’uso dell’immobile. La concessione gratuita ventennale è precisamente il corrispettivo di quell’investimento: il richiedente mette il capitale e il lavoro, lo Stato mette l’immobile e rinuncia alla rendita.
- Il progetto deve includere computo metrico, copertura finanziaria dei lavori e cronoprogramma; il mancato rispetto dei tempi comporta la revoca
- Le cooperative abitative sono privilegiate per gli edifici che richiedono interventi oltre la capacità di un singolo nucleo familiare
- L’immobile ristrutturato è soggetto al vincolo d’uso abitativo ventennale: non può diventare locazione turistica breve
- Il costo dell’operazione è contabilizzato interamente al Cap. XII
Modelli di riferimento — riuso abitativo:
- Paesi Bassi (klushuizen, Rotterdam): case degradate cedute a prezzo simbolico a chi si impegna a ristrutturarle secondo un progetto approvato dal comune ed entro un termine definito. Ha riqualificato interi quartieri senza espellere i residenti storici.
- Italia (case a 1 euro, Sambuca di Sicilia e altri comuni): precedente nazionale utile ma da correggere. Senza un vaglio progettuale rigoroso, molti bandi comunali hanno prodotto acquisti speculativi e ristrutturazioni mai avviate. L’INC risponde a questo difetto rendendo il progetto — non il prezzo — il criterio di assegnazione.
Modelli di riferimento:
- Vienna: fra il 50% e fra il 50% e il 60% dei residenti vive in abitazioni pubbliche o cooperative a canone calmierato — 220.000 alloggi comunali e circa 200.000 cooperativi costruiti con sussidio pubblico; il modello del Gemeindebau è costruito su un secolo di investimento municipale continuativo — il MRSS ne adotta il principio, partendo dal riuso del patrimonio esistente come primo passo realistico.
- Singapore: il 78% della popolazione vive in appartamenti costruiti dalla Housing Development Board, con prezzi regolati dal governo.
- Paesi Bassi: sistema misto di woningcorporaties (cooperative abitative no-profit) che gestiscono il 29% del patrimonio residenziale nazionale — 2,3 milioni di alloggi, la quota più alta d’Europa — senza sussidi diretti, reinvestendo i canoni.