Il principio: l’Italia ha bisogno di lavoratori. L’immigrazione regolare è uno strumento di politica economica, non un’emergenza da gestire. Con 3 milioni di lavoratori irregolari (ISTAT, 2025), regolarizzare il sommerso significa anche allargare la base contributiva e salvaguardare la tenuta previdenziale.
Le misure: - Apertura di Uffici per il Lavoro Italiano nelle principali nazioni di origine, con permessi di lavoro su base di domanda certificata da imprese italiane. I paesi prioritari, in ordine di urgenza demografica e volume di flussi già esistenti: Marocco, Senegal, Tunisia, Bangladesh, Pakistan, Ecuador, Albania, Moldavia, Ucraina. Gli uffici operano come estensione consolare specializzata; il costo stimato è di 50–150 milioni di euro annui per 10–12 uffici. Gli accordi bilaterali già in essere vengono sistematizzati e finanziati strutturalmente, non gestiti caso per caso - Percorsi di ingresso legale rapidi, trasparenti e dignitosi - Politiche di insediamento nelle aree interne e nei comuni spopolati, legate a incentivi per artigianato e piccola agricoltura - Percorsi di integrazione come investimento strutturale
Modelli di riferimento: - Canada (Express Entry): immigrazione economica a punti, altamente regolare e produttiva. - Germania (Fachkräfteeinwanderungsgesetz, 2020): canali diretti per lavoratori stranieri su richiesta delle imprese. - Spagna: programmi di assunzione diretta nei paesi di origine per i settori in deficit di manodopera.