Il principio: il Made in Italy non è uno slogan ma un patrimonio produttivo unico che va protetto, sostenuto e trasmesso.
Le misure: - Scuole di formazione artigianale finanziate dallo Stato, legate ai territori: liuteria, ceramica, sartoria, falegnameria, vetro, oreficeria, restauro - Riconoscimento giuridico e fiscale del Maestro Artigiano come figura professionale di rilevanza pubblica - Supporto alle reti di PMI per l’accesso ai mercati internazionali: sportelli export, certificazione, fiere finanziate - Incentivi alla trasmissione d’impresa artigiana per i giovani che rilevano botteghe storiche
Modelli di riferimento: - Germania (Berufsausbildung): sistema duale scuola-bottega con apprendistati retribuiti; disoccupazione giovanile strutturalmente bassa. - Giappone (Ningen Kokuho — Tesori Nazionali Viventi): artigiani d’eccellenza riconosciuti e finanziati dallo Stato. - Francia (Meilleurs Ouvriers de France): valorizzazione dell’eccellenza artigianale con visibilità internazionale garantita.
Riuso degli edifici industriali dismessi (INC)
L'Italia ha decine di migliaia di capannoni e opifici abbandonati: eredità della deindustrializzazione, oggi solo un costo di degrado per i territori. Attraverso l'Istituto Nazionale di Colonizzazione (istituito al Cap. XII) questi immobili vengono acquisiti — per donazione o per esproprio dopo 15 anni di abbandono — e assegnati gratuitamente via bando ad artigiani, giovani che rilevano botteghe e cooperative di piccola manifattura.
- Priorità nei bandi a chi esce dalle scuole di formazione artigianale: il diploma dà accesso a uno spazio produttivo, che è l'ostacolo economico principale per chi apre bottega
- Le cooperative di produzione sono privilegiate per i capannoni di grande metratura, che una singola impresa artigiana non saprebbe saturare
- Vincolo d'uso produttivo ventennale e divieto di rivendita a società di capitali, come per gli altri beni INC
- Il costo dell'operazione è contabilizzato interamente al Cap. XII per non duplicarlo