Il principio: l’Italia non deve subire l’Europa. Deve costruirla. Siamo per la piena integrazione europea — non per un’Europa a due velocità in cui i paesi più ricchi decidono e gli altri si adeguano.
Le misure:
- Piena integrazione europea come obiettivo strategico irrinunciabile: più Europa, non meno
- Messa in rete dell’energia tra i paesi UE: rete elettrica europea integrata come infrastruttura di sicurezza collettiva e leva della transizione energetica; un paese con eccesso di solare può cedere energia a uno con deficit, riducendo la dipendenza dai fossili per tutti. L’Italia sostiene l’obiettivo europeo del 15% di capacità di interconnessione al 2030 e i progetti di interesse comune che la collegano all’Europa e al Mediterraneo (Cap. VIII)
- Condivisione del debito per progetti di integrazione europea: sostegno agli Eurobond per investimenti comuni in infrastrutture, ricerca, difesa e transizione ecologica. Il modello del Next Generation EU (PNRR) è il precedente da stabilizzare e ampliare
- Promozione della Golden Rule europea: l’Italia deve portare in sede UE la proposta di escludere gli investimenti pubblici produttivi dal computo del deficit rilevante ai fini del Patto di Stabilità. La proposta è stata agitata ma mai adottata; il nuovo quadro di governance fiscale (entrato in vigore nel 2024) lascia margini — il MRSS li utilizza e li amplia
- Un programma europeo di investimenti finanziato con obbligazioni BEI, sul modello proposto da Yanis Varoufakis in A Modest Proposal (2013): la BEI emette i titoli, i progetti li ripagano, la BCE può sostenerli sul mercato secondario. Cassa Depositi e Prestiti ne è il partner italiano (Cap. XX)
- No all’Europa a più velocità: ogni paese membro deve avere voce piena nel processo decisionale; le disuguaglianze tra Nord e Sud Europa sono una minaccia alla coesione del progetto stesso
Modelli di riferimento:
- Il modello del Next Generation EU: debito comune europeo per investimenti comuni — un precedente storico da consolidare.
- La proposta della Commissione Europea di riformare il Patto di Stabilità in senso favorevole agli investimenti (proposta 2023, parzialmente recepita nel nuovo quadro di governance).