Il principio: un programma serio dice quanto costa e come si paga. Il MRSS segue una regola semplice: le entrate permanenti finanziano la spesa corrente; gli investimenti strutturali li finanzia Cassa Depositi e Prestiti insieme alla BEI (Cap. XX). Non si prende a prestito per pagare stipendi e servizi. Il programma ha un nucleo finanziato, realizzabile con le regole europee attuali, e un programma esteso che si attiva solo quando le entrate e la flessibilità europea lo consentono.
Le fonti di entrata
A. Recupero dell’evasione fiscale
I dati sono solidi e documentati. La Relazione sull’economia non osservata del MEF — elaborata con l’Agenzia delle Entrate e l’ISTAT — stima il tax gap complessivo, fiscale e contributivo, in 82,4 miliardi di euro nel 2021 e fra 98,1 e 102,5 miliardi nel 2022. Nella media del quinquennio 2017-2021 il gap è stato di circa 96 miliardi. Le misure proposte — limite al contante, incrocio in tempo reale Fisco-INPS-Catasto, AI per l’analisi predittiva — agiscono su due leve distinte:
A1 — Recupero da accertamento e compliance attiva: l’Agenzia delle Entrate ha recuperato 26,3 miliardi nel 2024, record assoluto. Le misure di tracciabilità e analisi predittiva possono aumentare questo risultato del 20–30% in modo strutturale. Obiettivo: 5–8 miliardi di euro annui aggiuntivi rispetto al 2024.
A2 — Allargamento strutturale della base imponibile: i 3,1 milioni di lavoratori irregolari e le Partite IVA riclassificate come lavoro dipendente generano gettito permanente — non recuperi una tantum. Ogni lavoratore che transita al lavoro regolare genera mediamente 4.000–6.000 euro annui di contributi INPS e 2.000–3.000 euro di IRPEF. L’evasione IVA è già scesa da oltre 35 miliardi (2015) a 17,8 miliardi (2021) per effetto combinato di split payment, reverse charge e fatturazione elettronica; alla sola e-fattura l’Agenzia delle Entrate attribuisce 1,7–2 miliardi annui di maggiore adesione spontanea. Obiettivo: 8–15 miliardi di euro annui a regime (Fase 2–3).
Obiettivo totale — recupero evasione: 13–23 miliardi di euro annui a regime, con stima centrale di 16 miliardi. Più conservativo del target originario ma più difendibile sulla base della traiettoria storica italiana e delle esperienze comparate.
B. Allargamento della base contributiva
L’ingresso di lavoratori immigrati regolari aggiunge contribuenti netti: ogni lavoratore straniero regolare contribuisce in media più di quanto riceve in servizi nel primo decennio di residenza (studio INPS, 2023).
Obiettivo: 3–5 miliardi di euro annui a regime.
C. Riallocazione fondi pubblici all’istruzione privata
Il sistema italiano eroga circa 500 milioni di euro annui in finanziamenti diretti alle scuole private paritarie a scopo di lucro. Il loro progressivo trasferimento al sistema pubblico è una riallocazione, non una tassa nuova.
D. Razionalizzazione della spesa pubblica
Non tagli lineari, ma spending review mirata: eliminazione di duplicazioni, inefficienze e rendite di posizione. La Corte dei Conti ha identificato in numerosi rapporti aree di spesa pubblica con elevatissimo spreco. Stima prudente: 5–8 miliardi di risparmi netti annui raggiungibili entro 5 anni senza toccare i servizi essenziali.
Il fabbisogno: spesa corrente e investimenti
La tabella ricostruisce il fabbisogno dalle cifre di ciascun capitolo, così che Piano e capitoli coincidano. Ogni costo è diviso in tre parti, perché ciascuna si finanzia in modo diverso:
- la spesa corrente (stipendi, servizi, trasferimenti, minori entrate) si paga con le entrate permanenti;
- gli investimenti di enti pubblici (scuole, ospedali, tribunali, edifici e reti pubbliche) li finanziano CDP e BEI, ma restano deficit e debito della pubblica amministrazione;
- gli investimenti di soggetti di mercato (energia, cooperative abitative, imprese) li finanziano CDP e BEI con prestiti che i progetti rimborsano, fuori dal bilancio pubblico.
| Capitolo | Costo | Spesa corrente | Investimenti pubblici | Investimenti di mercato |
|---|---|---|---|---|
| I · Fiscale | 1,8 | 1,6 | 0,2 | — |
| II · Lavoro | 5 | 5 | — | — |
| III · Immigrazione | 1,2 | 1,2 | — | — |
| IV · Artigianato e PMI | 4,5 | 3 | — | 1,5 |
| V · Intelligenza artificiale | 2,5 | 1,5 | 0,5 | 0,5 |
| VI · Anticorruzione | 0,6 | 0,6 | — | — |
| VII · Reti di Stato | 1,8 | 1,8 | — | — |
| VIII · Energia | 15,3 | 1,5 | 4 | 9,8 |
| IX · Giustizia | 3 | 2,5 | 0,5 | — |
| X · Istruzione, ricerca, sanità | 18 | 16 | 2 | — |
| XI · Infrastrutture pubbliche | 8 | — | 8 | — |
| XII · Agricoltura e INC | 3 | 2,2 | 0,3 | 0,5 |
| XIII · Coesione | 6,5 | 5,5 | 1 | — |
| XIV · Politica estera | 1,5 | 1,5 | — | — |
| XV · Infanzia e famiglia | 6 | 5,5 | 0,5 | — |
| XVI · Casa | 5 | 1 | 3 | 1 |
| XVII · Forze dell’ordine e difesa | 3 | 2,5 | 0,5 | — |
| XVIII · Previdenza | 4 | 4 | — | — |
| XIX · Roma Capitale e città | 0,4 | 0,4 | — | — |
| XX · Cassa Depositi e Prestiti | 1 | 1 | — | — |
| Totale (mld/anno a regime) | 92,1 | 58,3 | 20,5 | 13,3 |
Nota metodologica: la ripartizione segue le misure di ciascun capitolo. Sono investimenti in senso contabile le opere, gli impianti, le attrezzature e il credito per investire; sono spesa corrente il personale, i servizi, i trasferimenti e le minori entrate fiscali, anche quando economicamente sono investimenti nel capitale umano (come gli stipendi degli insegnanti). Il fondo dell’Istituto Nazionale di Colonizzazione è conteggiato una sola volta, al Cap. XII, pur avendo effetti anche sui Cap. IV, XIII e XVI; l’INC non finanzia le ristrutturazioni, che restano a carico dei progetti assegnatari, con il credito di CDP. Gli Uffici per il Lavoro all’estero (50–150 milioni annui) sono inclusi nel Cap. III e il potenziamento dell’antimafia (200–400 milioni) nel Cap. XVII. Il costo netto della riorganizzazione militare (Cap. XVII) è stimato neutro a regime. Per gli investimenti di mercato la cifra indica il credito necessario, non spesa pubblica: il costo per il bilancio è solo quello delle agevolazioni, già incluso nel Cap. XX.
Il quadro di copertura
| Fabbisogno | mld/anno | Come si finanzia | Effetto sui conti pubblici |
|---|---|---|---|
| Spesa corrente | 58,3 | Entrate permanenti (tabella sotto) | nessun nuovo debito |
| Investimenti pubblici | 20,5 | Prestiti CDP e BEI | deficit e debito, entro i limiti europei di spesa |
| Investimenti di mercato | 13,3 | Credito CDP e BEI rimborsato dai progetti | fuori bilancio; costo pubblico solo per le agevolazioni |
Le entrate permanenti per la spesa corrente:
| Fonte | Gettito aggiuntivo stimato a regime |
|---|---|
| Recupero evasione (compliance attiva + allargamento base) | 13–23 mld/anno |
| Allargamento base contributiva (immigrazione regolare) | 3–5 mld/anno |
| Riallocazione fondi istruzione privata a scopo di lucro | 0,5 mld/anno |
| Razionalizzazione spesa pubblica | 5–8 mld/anno |
| Totale entrate aggiuntive | 21,5–36,5 mld/anno (stima centrale 27) |
Il confronto va fatto senza sconti. Le entrate individuate coprono la spesa corrente del nucleo, non quella dell’intero programma. Anche nella stima alta delle entrate, la parte corrente del programma esteso eccede le risorse di circa 22 miliardi. Quella parte si attiva solo se e quando le entrate effettive crescono, in ordine di priorità: per esempio con il maggior gettito dovuto all’occupazione femminile (Cap. XV) e all’emersione del lavoro (Cap. II). Il MRSS preferisce dichiararlo che nasconderlo.
Nucleo finanziato e programma esteso
Nucleo programmatico finanziato: realizzabile con le regole europee attuali.
- Spesa corrente fino a circa 27 miliardi annui, pari alla stima centrale delle entrate. Comprende, almeno nella prima fase: SSN territoriale, nidi universali, stipendi degli insegnanti, riforma previdenziale (separazione tra previdenza e assistenza), forze dell’ordine, giustizia.
- Investimenti pubblici per 6–10 miliardi annui, finanziati da CDP e BEI dentro il percorso di spesa netta concordato con l’Unione Europea. Comprendono: edilizia scolastica e sanitaria prioritaria e messa in sicurezza sismica.
- Investimenti di mercato per circa 13 miliardi annui, finanziati da CDP e BEI fuori bilancio. Comprendono: energia rinnovabile e tetti solari privati, impianti di riciclo, cooperative abitative, credito alle imprese e ai concessionari INC.
Programma esteso (fino a 92 miliardi annui di interventi): si attiva per gradi.
- La parte corrente cresce solo in proporzione alle entrate effettivamente acquisite.
- La parte di investimento pubblico oltre i 6–10 miliardi richiede la Golden Rule europea o una maggiore flessibilità del percorso di spesa netta.
Nota costituzionale — Art. 81 Cost.: l’indebitamento di CDP, che è fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, non è indebitamento dello Stato ai sensi dell’Art. 81. Lo sono invece i prestiti che lo Stato e gli enti pubblici ricevono da CDP o dalla BEI. Per gli enti locali l’Art. 119, sesto comma, consente già di indebitarsi solo per investire. Per il nucleo finanziato basta l’autorizzazione parlamentare a maggioranza assoluta prevista dall’Art. 81. Il pieno dispiegamento degli investimenti pubblici del programma esteso potrebbe invece richiedere una revisione dell’Art. 81 che escluda esplicitamente gli investimenti pubblici produttivi, sul modello del freno al debito tedesco (Schuldenbremse, Art. 115 GG). Il MRSS include questa revisione nel proprio programma di riforma istituzionale, subordinata all’esito delle trattative sulla Golden Rule europea: se l’UE la adotta, la pressione sull’Art. 81 si riduce; se non la adotta, la revisione costituzionale interna diventa il percorso alternativo. Una revisione ex Art. 138 richiede due deliberazioni di ciascuna Camera a distanza di almeno tre mesi e, senza la maggioranza dei due terzi, un referendum confermativo.
La Golden Rule: perché è giustificata
Le regole fiscali europee in vigore dal 2024 (Regolamento (UE) 2024/1263) concedono già una certa flessibilità ai paesi che presentano piani di investimento ambiziosi: fino a 7 anni di aggiustamento invece di 4. Il MRSS va oltre e chiede che gli investimenti pubblici in istruzione, sanità, ricerca e infrastrutture siano esclusi dal computo del deficit.
La logica è economicamente fondata. L’FMI (2014, confermato nel 2020) stima che il moltiplicatore degli investimenti pubblici superi 1,5 nelle fasi di bassa crescita: ogni euro investito genera nel tempo più di 1,5 euro di PIL. La letteratura (Blanchard e Leigh 2013; Ilzetzki, Mendoza e Végh 2013) mostra però che i moltiplicatori sono più bassi nei paesi ad alto debito e a cambio fisso. Per l’Italia il moltiplicatore realistico sta tra 0,8 e 1,2 nel breve periodo e tra 1,2 e 1,5 nel lungo periodo. Anche nella stima prudente, un moltiplicatore di 1,2 supera il costo del debito italiano: il debito per investimenti produttivi non aggrava il problema fiscale nel lungo periodo.
CDP non sostituisce la Golden Rule: la rende meno costosa e meno urgente. Gli investimenti dei soggetti di mercato procedono comunque, fuori bilancio. Quelli degli enti pubblici costano meno grazie al cofinanziamento della BEI, che presta con rating AAA. La versione europea della stessa idea, cioè un programma di investimenti finanziato con obbligazioni BEI (Cap. XIV), è la richiesta che il MRSS porta a Bruxelles insieme alla Golden Rule. L’Italia l’ha già chiesta senza successo nelle trattative del 2023–2024: il MRSS si impegna a rilanciarla, costruendo un’alleanza con i paesi mediterranei e con la Francia.
Scenari di attuazione
Il MRSS è trasparente sulle dipendenze del piano e definisce tre scenari. In tutti e tre gli investimenti di mercato finanziati da CDP e BEI procedono, perché non dipendono dalle regole di bilancio.
Scenario A — Golden Rule ottenuta entro il 2030: gli investimenti pubblici del programma esteso si attivano pienamente nelle Fasi 2 e 3. La ricerca raggiunge il 3% del PIL entro il 2037 e la copertura dei nidi l’80%. La parte corrente cresce con le entrate.
Scenario B — Nessuna Golden Rule, ma flessibilità parziale del percorso di spesa netta: gli investimenti pubblici si concentrano su quelli a più alto moltiplicatore e più rapido ritorno: edilizia scolastica, strutture per i nidi, infrastrutture di ricerca. L’obiettivo del 3% del PIL in ricerca slitta al 2040. Il nucleo resta intatto.
Scenario C — Nessuna flessibilità europea: gli investimenti pubblici restano nei 6–10 miliardi del nucleo e la spesa corrente nel limite delle entrate interne. È il programma minimo ma credibile, che non dipende da nessuna riforma europea.
Il piano per fasi
Fase 1 — Fondamenta (2027–2029): recupero dell’evasione, digitalizzazione fiscale e regolarizzazione del lavoro sommerso. Legge di riforma di CDP (mandato, separazione dalla holding, nuovo consiglio) e accordo quadro con la BEI. Censimento del patrimonio pubblico inutilizzato e dei terreni e immobili privati in abbandono (avvio dell’INC). Avvio delle scuole di formazione artigianale, riforma degli appalti e avvio della riforma previdenziale (separazione tra previdenza e assistenza). Obiettivo: liberare 15–20 miliardi annui di risorse aggiuntive senza aumentare la pressione fiscale nominale; primi mutui dello sportello di CDP per gli enti locali. Commissione tecnica sul nucleare: rapporto pubblico entro la fine del 2028.
Fase 2 — Investimento (2030–2033): piano infrastrutturale straordinario per scuole e ospedali, finanziato da CDP e BEI. Potenziamento del SSN territoriale, avvio del piano nidi universali e del piano di edilizia sociale sul patrimonio pubblico, ricerca al 2% del PIL. Eventuale fase autorizzativa per i piccoli reattori nucleari, se il Parlamento la delibera entro il 2029. Obiettivo: rendere visibili gli effetti delle riforme sulla vita quotidiana.
Fase 3 — Consolidamento (2034–2037): ricerca al 3% del PIL (Scenario A) o percorso verso il 2040 (Scenari B e C). Completamento della transizione energetica rinnovabile, copertura dei nidi all’80%, messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici. Eventuale avvio della costruzione del primo piccolo reattore, se approvato. Obiettivo: rendere strutturali e irreversibili le riforme.