L'agricoltura di massa impoverisce il territorio, inquina e distrugge le comunità rurali. L'Italia ha un patrimonio agricolo locale unico al mondo — fatto di varietà, tradizioni, territori — che le politiche di scala industriale stanno sistematicamente erodendo. Il PRSS inverte questa direzione: sostiene la piccola produzione, le filiere corte, i mercati di prossimità. E va oltre: propone di rimettere in circolazione i terreni e gli immobili rurali abbandonati, che in Italia sono centinaia di migliaia.
Filiere corte e mercati locali
Piccola produzione agricola: sostegno diretto attraverso contributi PAC complementari nazionali, accesso agevolato al credito agrario, e semplificazione burocratica per le aziende sotto i 10 ettari. La piccola azienda agricola è il presidio del territorio: quando sparisce, sparisce con essa la manutenzione dei versanti, la biodiversità varietale, la cultura gastronomica locale.
Reti di distribuzione locale: incentivi fiscali per le reti che riforniscono mense scolastiche, ospedali, ristoranti e mercati rionali con prodotti a km 0. Il modello austriaco — 20% di cibo biologico locale nelle mense pubbliche, obiettivo 30% entro il 2030 — è il benchmark minimo.
Mercati rionali: infrastruttura pubblica garantita dallo Stato. Ogni comune sopra i 5.000 abitanti deve avere almeno un mercato settimanale con spazio riservato ai produttori locali.
Agricoltura biologica e rigenerativa: standard progressivo con obiettivi vincolanti: 30% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) italiana in biologico entro il 2035. Incentivi reali per la conversione, non solo aiuti una tantum.
Tutela del reddito dei produttori
Il rapporto tra produttori agricoli e grande distribuzione è strutturalmente asimmetrico. Il prezzo pagato al produttore per un chilo di pomodori si aggira spesso intorno ai 10–15 centesimi; il prezzo al consumo supera i 2 euro. Questa forbice non è il risultato del mercato: è il risultato di pratiche sleali che la legge deve vietare e sanzionare.
Gli strumenti compatibili con il diritto UE della concorrenza:
- Rafforzamento dell'applicazione della Direttiva UE 2019/633 sulle pratiche commerciali sleali nelle filiere agroalimentari, con potenziamento dell'ICQRF e sanzioni effettive e immediate
- Sostegno alle Organizzazioni di Produttori (OP) che possono concordare condizioni di vendita collettivamente, nell'ambito della deroga Art. 209 del Regolamento OCM 1308/2013
- Obbligo di contratti scritti con clausole di indicizzazione ai costi di produzione certificati (energia, mangimi, fertilizzanti) nelle filiere con forte asimmetria contrattuale
- Pubblicazione mensile di prezzi di riferimento indicativi dal CREA come benchmark pubblico di trasparenza
La fissazione statale di prezzi minimi per legge è incompatibile con il TFEU Art. 101 e non viene perseguita.
Istituto Nazionale di Colonizzazione (INC)
Il PRSS istituisce un ente pubblico — l'Istituto Nazionale di Colonizzazione — con il compito di acquisire terreni e immobili rurali abbandonati e redistribuirli gratuitamente a privati cittadini e cooperative attraverso bandi pubblici competitivi basati sulla valutazione di un progetto.
L'INC non è un programma assistenziale: è uno strumento di politica fondiaria che corregge un fallimento di mercato evidente — quello per cui terreni e immobili rurali restano incolti per decenni perché il proprietario non li usa, non li vende e non li affitta, mentre chi vorrebbe usarli non ha i capitali per acquistarli.
Come acquisisce i beni
Donazioni volontarie: il privato che dona un terreno o un immobile rurale all'INC ottiene la deduzione IRPEF totale del valore catastale del bene. In Italia esistono centinaia di migliaia di proprietari di terre o cascine ereditate che non usano, non vogliono vendere ma pagano imposte (IMU, successione) su beni che non producono nulla. La donazione risolve il problema fiscale del proprietario e rimette il bene in circolo.
Espropriazione per pubblica utilità di terreni agricoli incolti da almeno 10 anni e di immobili rurali abbandonati da almeno 15 anni, con indennizzo calcolato sul valore catastale. La base costituzionale è l'Art. 44 Cost.: "La legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata [...] promuove ed impone la bonifica delle terre." Non è una misura eccezionale: è la Costituzione che già prevede questo strumento, rimasto inutilizzato.
Il censimento nazionale dei terreni incolti e degli immobili rurali abbandonati è il primo atto operativo dell'INC, realizzato con l'Agenzia delle Entrate, i Comuni e le Regioni.
Come redistribuisce i beni
Bandi pubblici: aperti esclusivamente a privati cittadini (persone fisiche) e cooperative. Le società di capitali e i fondi d'investimento non possono partecipare. L'obiettivo è rimettere la terra in mano a chi la lavora, non a chi la finanzia.
Progetto obbligatorio: ogni richiedente presenta un progetto produttivo: cosa coltiva, come, con quali risorse, entro quanto tempo raggiunge l'autosufficienza economica. La commissione tecnica dell'INC valuta su criteri trasparenti e pubblici: fattibilità agronomica, coerenza con la vocazione del territorio, impatto occupazionale, sostenibilità ambientale.
Assegnazione gratuita e vincolata: il bene viene concesso senza canone per 20 anni con vincolo di uso produttivo conforme al progetto approvato. Alla scadenza, se il progetto è stato rispettato, la proprietà viene trasferita al concessionario. In caso di inadempienza, il bene torna all'INC senza indennizzo.
Divieto di rivendita speculativa: il bene non può essere ceduto a società di capitali o fondi per i 20 anni successivi al trasferimento definitivo. La violazione comporta il rientro automatico all'INC con una penale.
Assistenza tecnica: nei primi 5 anni ogni concessionario riceve supporto agronomico dal sistema delle Camere di Commercio e dalle scuole agrarie convenzionate. Questo era il principale difetto della Riforma Fondiaria del 1950 — chi riceveva la terra spesso non aveva le competenze per renderla produttiva.
L'INC non riguarda solo i terreni agricoli. Riceve ed assegna anche edifici industriali in disuso — capannoni e opifici da riconvertire a piccola manifattura e artigianato (Cap. IV) — ed edifici abitativi abbandonati, che integrano il riuso del patrimonio pubblico previsto dal Cap. XVI. Nelle aree interne è la leva operativa del ripopolamento previsto dal Cap. XIII. La procedura è la stessa in tutti i casi: bando pubblico, progetto obbligatorio, assegnazione gratuita con vincolo d'uso ventennale.
Perché è diverso dalla Riforma Fondiaria del 1950
La Riforma De Gasperi espropriò circa 760.000 ettari, ma nel decennio successivo ne assegnò effettivamente poco più di 400.000, a circa 113.000 famiglie, con lotti medi di 7 ettari: solo l'11% di chi aveva fatto domanda ottenne un lotto. Molte abbandonarono i lotti perché erano troppo piccoli per essere redditizi e mancava il supporto tecnico e creditizio. L'INC corregge questi errori strutturali:
- Assegna sulla base di progetti valutati, non a pioggia per categorie sociali
- Privilegia le cooperative rispetto alle unità familiari isolate: la scala riduce il rischio e aumenta la produttività
- Fornisce assistenza tecnica nei primi 5 anni
- È nazionale, non limitato al Sud, e riguarda anche gli immobili non solo i campi
- Il vincolo ventennale assicura che la terra resti produttiva e non venga rivenduta a speculatori