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Capitolo XIII

Coesione: Ripopolare l'Italia e Ridurre il Divario Nord-Sud

Migliaia di comuni italiani rischiano di scomparire. L'inversione di rotta è possibile.

Costo stimato: €6,5 mld/anno · Beneficio: €12 mld/anno — ratio 1:1,8

Il PRSS non propone un piano straordinario per il Sud separato dal resto del programma nazionale. La storia italiana insegna che i piani straordinari — dalla Cassa del Mezzogiorno ai fondi strutturali europei spesi male — non producono convergenza duratura se non sono accompagnati da riforme istituzionali profonde. Il divario è essenzialmente istituzionale: dove la giustizia è più lenta, la corruzione più alta, la PA meno efficiente, l'istruzione più debole, lo sviluppo non attecchisce anche se le risorse ci sono.

Questo non significa ignorare il Sud. Significa che le stesse riforme del PRSS, applicate uniformemente, producono benefici sproporzionatamente maggiori nel Mezzogiorno — perché il punto di partenza è più basso e il margine di miglioramento è maggiore. È il contrario della logica assistenzialista: non trasferimenti ma rimozione degli ostacoli.

Aree interne e piccoli comuni

Migliaia di comuni italiani rischiano di scomparire nei prossimi vent'anni. Lo spopolamento è un processo che si autoalimenta: mancano servizi, quindi la gente va via; va via la gente, quindi i servizi diventano insostenibili. Il PRSS spezza questo ciclo con misure di attrazione e con la garanzia di servizi minimi.

Programmi di insediamento: immigrati regolari con contratto di lavoro in settori carenti (agricoltura, artigianato, cura) possono scegliere di insediarsi in comuni sotto i 5.000 abitanti, con supporto all'integrazione e agevolazioni abitative (collegato al Cap. III). I comuni che li accolgono ricevono fondi aggiuntivi per i servizi.

Incentivi al trasferimento: detrazioni IRPEF per cinque anni per chi si trasferisce in comuni sotto i 5.000 abitanti, con obbligo di residenza effettiva. Il modello è il programma giapponese chihou sousei (rinascita delle aree rurali), che ha invertito il calo demografico in diverse prefetture rurali.

Servizi minimi garantiti: nessun comune sopra i 1.000 abitanti può essere privo di connettività a banda larga, punto di accesso sanitario e scuola primaria. Questi non sono lussi: sono le condizioni minime per la vita dignitosa. Il governo garantisce questi standard con fondi dedicati, indipendentemente dalla sostenibilità economica locale.

Smart working come redistribuzione geografica: incentivi alle aziende che consentono ai dipendenti di risiedere stabilmente in aree interne, riducendo il pendolarismo verso le grandi città e portando reddito e consumi nei territori spopolati.

Coesione Nord-Sud: il meccanismo sistemico

Il divario Nord-Sud italiano è tra i più persistenti d'Europa: il PIL pro capite del Mezzogiorno oscilla da vent'anni fra il 55% e il 58% di quello del Centro-Nord — circa 18.000 euro contro 33.000 — praticamente invariato nonostante trasferimenti per centinaia di miliardi. La ragione è che i trasferimenti senza riforma istituzionale non producono sviluppo: vengono assorbiti da inefficienze, sprechi e corruzione, o vanno a finanziare consumi invece di investimenti produttivi.

Le politiche del PRSS che più direttamente aggrediscono le cause strutturali del divario:

Cap. IX — Giustizia: i tempi dei processi civili nel Sud sono mediamente il 40% superiori a quelli del Centro-Nord — 661 giorni contro 359, secondo la Banca d'Italia sul periodo 2015–2019. Ogni anno di ritardo in un processo civile scoraggia gli investimenti, blocca i contratti, alimenta l'economia informale. L'effetto è più marcato dove i tempi di partenza sono peggiori, cioè proprio nel Mezzogiorno.

Cap. VI — Anticorruzione: l'indice di percezione della corruzione è strutturalmente più alto nel Mezzogiorno. La corruzione distorce gli appalti, scoraggia gli investimenti privati, alimenta l'emigrazione di chi non vuole piegarsi a logiche clientelari. Combatterla sistematicamente è la pre-condizione per tutto il resto.

Cap. X — Istruzione: il divario di competenze fra Sud e Nord vale oltre due anni di scolarizzazione, e nel Mezzogiorno oltre il 60% degli studenti resta sotto la soglia minima in matematica e italiano. Investire nell'istruzione meridionale — stipendi degli insegnanti, infrastrutture scolastiche, autonomia didattica — è la leva a più alto ROI di lungo periodo perché ferma il brain drain alla radice.

Cap. VIII — Energia: il Sud ha la maggiore disponibilità di rinnovabili d'Italia. Una seria riforma energetica genera nel Mezzogiorno effetti sproporzionati: riduzione del costo dell'energia per le imprese, attrazione di industrie energy-intensive, creazione di una filiera locale delle rinnovabili.

Misure specifiche per il Mezzogiorno

ZES operative: le Zone Economiche Speciali meridionali esistono dal 2017 ma non sono mai state pienamente operative per mancanza di governance, sportello unico reale e certezza sulle agevolazioni. Il PRSS le dota di un'autorità di gestione autonoma, sportello unico digitale per le imprese (risposta garantita in 30 giorni) e agevolazioni fiscali effettive per 10 anni, inclusa la riduzione dell'IRES al 15% per le nuove imprese insediate.

Investimento universitario al Sud: ogni ateneo meridionale riceve un incremento strutturale del FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) vincolato a laboratori di ricerca applicata e a programmi di placement. L'obiettivo è creare masse critiche di competenza in settori strategici (agroalimentare, turismo, energie rinnovabili, logistica portuale) che trattengano i laureati nel territorio invece di esportarli.

PA meridionale: programma pluriennale di rafforzamento della capacità amministrativa delle regioni e dei grandi comuni del Sud, modellato sul programma Cohesion Capacity Building della Commissione Europea. Include formazione obbligatoria per i dirigenti pubblici, assistenza tecnica per la gestione dei fondi UE, e sistemi digitali condivisi che riducono la discrezionalità e l'inefficienza.

L'INC nelle aree interne

Lo spopolamento lascia dietro di sé case vuote e terreni incolti che nessuno usa e nessuno vende. L'Istituto Nazionale di Colonizzazione (Cap. XII) è la leva operativa per rimetterli in circolo: nei comuni sotto i 5.000 abitanti i bandi INC hanno corsia preferenziale e sono cumulabili con le detrazioni per il trasferimento di residenza. Chi si insedia ottiene l'immobile gratuitamente e paga solo la ristrutturazione, che il progetto deve quantificare. Il costo è contabilizzato al Cap. XII.